Non tutti sanno che io sono una regista molto creativa. Per la precisione un regista-sceneggiatore-attore. Bene, io giro decine di film ogni giorno. E’ una cosa che non riesco a controllare, probabilmente alla nascita, o forse da bambina, caddi e mi si scollegò il cavetto che porta il pensiero dal cervello al senso del reale. Ultimamente mi è capitato di leggere un libro e su suggerimento dell’autore ho iniziato a 'monitorare il mio pensiero'. Inizialmente è un po’ difficile tener d’occhio ogni genere di pensiero ma quando ho iniziato a prenderci la mano ho visto me sulla classica sedia da regista, e un megafono in mano, che in continuazione cercavo di girare film su situazioni anche banalissime. Che genere di film? Mai commedie, chiaramente thriller, gialli, alcune fiction di bassa lega. Non è molto difficile iniziare a girare un film, quello che occorre si può riassumere in:
- uno spunto narrativo
- fervida immaginazione
- manie di protagonismo
Il primo punto necessita sempre di una buona fonte d’ispirazione. Questa è molto semplice da trovare, se frequentate compagnie femminili è molto comune che queste ti diano spunti abbastanza interessanti. Basta che qualcuno ti dica in tono confidenziale un gossip anche molto banale, basta che abbia l’aria di una rivelazione, in genere travestita da frase innocua, ma detta sempre allusivamente, comunque un fatto potrebbe coinvolgerti seppur lontanamente. Ecco, la narrazione può iniziare.
La fervida immaginazione fa poi sì che il creativo regista/sceneggiatore scriva una trama mentale partendo dallo spunto-rivelazione. Poiché non si tratta di un regista normale ma di uno molto creativo, questo immaginerà situazione che rasentano il fiabesco o l’horror a seconda dello stato d’animo. E dopotutto un film troppo realistico e privo di colpi di scena non piacerebbe a nessuno.
Il terzo elemento non è il meno importante, anzi, se vogliamo è il primum movens del regista. Ho infatti tralasciato un punto essenziale: il regista è sempre il protagonista.
Una persona priva di manie di protagonismo non potrebbe cadere mai nel tunnel del film mentale, non trovando stimolante lo spunto narrativo e non potendo pensare che tutto giri intorno a lui. Non ho infatti mai trovato, nella mia carriera di regista-sceneggiatore-protagonista mentale, qualcuno che facesse film sulla storia di qualcun altro e che non riguardasse minimamente se stesso.
Ora che avete tutte le carte per essere dei fantastici registi di film mentali, potete dedicarvi a questo emozionante passatempo, oppure se lo siete già, fare come me e cercare di cambiare hobbie. Mi sono infatti scordata di dirvi un effetto collaterale: il film non lo potete proiettare, lo vedete solo voi.
Questo è un punto fondamentale, perché sarete gli unici a capire le vostre azioni. Mettiamo per esempio che qualcuno vi dia uno spunto narrativo (gossip): il vostro migliore amico parlava in ascensore con un personaggio sconosciuto, con abito scuro e ventiquattrore.
Da qui parte il film mentale: l’uomo misterioso è sicuramente un killer a pagamento, quella valigetta contiene chiaramente una pistola con silenziatore, e lui è stato chiamato per tendere un agguato proprio a voi, perché avete manie di protagonismo…(il movente sarete sicuramente bravissimi a trovarlo se siete dei bravi sceneggiatori). Quale posto migliore per uccidervi se non …un cinema!! Ecco perché il vostro miglior amico vi ha invitato stasera al cinema, e proprio non poteva rimandare il giorno. Aveva organizzato tutto!! Al buio e con il volume alto nessuno sentirà i vostri rantoli. Ma voi siete più furbi di lui, e col cazzo che andrete al cinema. Inventerete scuse su scuse per non uscire più con lui! Peccato che il vostro amico parlasse con un rappresentante di materiale da ufficio, che la valigetta contenesse depliant, e che il film al cinema fosse quello che aspettavi da tempo…e il vostro amico nel frattempo abbia deciso di uscire con altre compagnie. Questo è solo un esempio di film, ma potrete farne milioni e di generi diversi.
Per questo motivo, e per l’epatite fulminante che ogni giorno rischia di stroncarmi, ho deciso di smettere, ma poiché la fervida immaginazione è congenita e le manie di protagonismo troppo radicate, ho deciso evitare gli spunti narrativi. Perciò la prossima volta che vedrete un mio amico parlare con qualcuno in ascensore tenetevelo per voi, io ho appeso il megafono al chiodo.

Ebbene, ragazzi, so di essere lontana da questi lidi ormai da troppo tempo ma non avevo ancora trovato una giusta causa per il riavvicinamento. Ultimamente i fatti di cronaca mi hanno un pò amareggiata per la loro violenza, o sconfortata per la loro stupidità...ma finalmente oggi sono venuta a conoscenza di un fatto sorprendente che mi ha fatto prendere una decisione.
Ecco, ho deciso che, se mai dovessi averne bisogno...io andrò quì!

A volte succedono dei fatti, nella nostra vita, che ci feriscono. Fatti che per la loro natura, per il modo in cui si presentano e per la storia personale del momento, non sono risolvibili. Lasciano l’amaro in bocca perché ci piacerebbe non avere questioni irrisolte, frasi non dette, gesti non fatti, emozioni mai esternate. E perché, si sa, tutto questo ci lascia sempre un dubbio, il fatidico ‘E se avessi fatto…’ che nei primi tempi ci attanaglia notte e giorno, lentamente nel tempo si affievolisce fino a non esser più presente tra i nostri pensieri primari. Altre cose prendono il suo posto. E noi ci incamminiamo per altre vie. A volte qualcosa, anche a distanza di anni, ci fa ripensare a quel fatto…magari un sogno, magari una foto, a volte semplicemente un nome pronunciato dopo tanto tempo. E quel senso di incompiutezza, di sospeso, si ripresenta, come un piccolo peso ma sempre più leggero. Non fa più male, ma è un piccolo peso.
Poi, non so, la vita è strana e sembra che alla fine dei giochi tutto si rimescoli. Si fanno percorsi lunghi che ci portano lontani ma poi improvvisamente la strada torna indietro e si incrocia con altre vie e a volte ti da l’occasione di recuperare quel ‘sospeso’ di tanti anni prima. Ed è dolce allora, perché ha perso per strada tutta l’asprezza del dolore, e tutta l’urgenza del momento. E’ solo un’occasione di un secondo, che veloce e leggera ti passa davanti ma che sai sempre riconoscere perché sopito in te c’è quel qualcosa in sospeso che aspettava da tempo; devi solo coglierla.
Lascia in bocca la sensazione dolce e piacevole di un mistero appena percettibile. ‘Qualcuno’ ha tenuto a mente questo debito che avevi e ha fatto in modo che prima o poi avessi l’occasione di rimediare. E non è detto che sia come avevi immaginato anni addietro, ma è sicuramente il modo più bello e inaspettato che potesse capitarti.
‘Guarda un po’ dove ti porta la vita!
In questa notte sbagliata la birra è finita si,
ma tu puoi essere mia amica?
Ci penserò magari tutta la vita!’


'Ci sono meraviglie che si possono avere tutti i giorni, ma per le quali occorre attenzione: il sapore vellutato del caffè quando non scotta, un flauto di Mozart che suona nell'automobile mentre fuori ruggisce il traffico più feroce.
Ci sono meraviglie che ci danno i brividi: la libertà dei vent'anni, l'audacia dei trenta, il senno dei quaranta, la voglia di sopravvivere degli ottanta.
...
La felicità è di solito controversa, egocentrica, scandalosa. La semplice allegria che ci accompagna ogni mattina mi sembra più timida, ma più coraggiosa, della felicità che è come un picco imprevedibile. Trovare l'allegria, vada o venga il destino, dipende da noi, dalla quotidiana devozione alla vita.
Non è possibile essere felici, al culmine, abbracciati, abbracciandoci tutto il tempo, ma allegri, sì, si può esserlo sempre. Per quanto arzigogolati o malaticci, nostalgici o abbandonati, possiamo avere tutti l'allegria, e non solo toccarla per un istante effimero, come avviene per la felicità. Anzi, nel bel mezzo di una qualsiasi giornata, o di tutte, possiamo apprezzare il privilegio che è la vita stessa, così come viene. La felicità non è qualcosa in cui si crede, la felicità appare. Si crede, invece, nell'allegria, e chi ce l'ha la costruisce, giorno dopo giorno.'
Angeles Mastretta

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

Certezze.
Credo che tutta la vita di un uomo si basi su questa parola. Siamo come ciechi, brancoliamo in una stanza buia e cerchiamo disperatamente di attaccarci a qualcosa, finchè le nostre mani non toccano il concreto; il buio ci terrorizza.
La luce che ci permette di vedere come stanno le cose, di prendere le misure di sicurezza tra noi e il pericolo...che ci fa star sicuri, quella ci serve. Quasi mai però camminiamo in una stanza luminosa, la maggior parte delle volte ci capita di camminare in una grotta fiocamente illuminata, dove qualcosa vediamo in prossimità di alcuni punti di luce, e in altri punti dobbiamo andare a tentoni.
E' in questi punti che chiediamo. Chiedere è fidarsi. Chiediamo al compagno di strada se la strada è giusta, sperando che almeno lui la veda. A volte la vediamo noi per lui, magari. E' lì che quattro occhi sono meglio di due.
Qualcuno chiede a Dio, ma sentiamo la risposta? Forse non facciamo abbastanza silenzio per sentirla, forse gridiamo troppo disperati per poter sentire la sua risposta. Forse la sentiamo e non ci fidiamo di quello che sentiamo.
Oggi ho pensato a quanto l'uomo abbia bisogno di certezze quando mi son ritrovata a leggere l'oroscopo dei gemelli per il 2009 di Paolo Fox alla Feltrinelli, e dopo aver letto qualche consolante riga in cui apprendevo che, come sempre, tante novità attendono i gemelli nel 2009, ho chiuso il libro e sono andata via più sollevata. Io che non credo all'oroscopo. Che può fare la sensazione di mancanza di certezze alla vita di una persona?
Ultimamente sto cercando di lavorare al mio bisogno di certezze, e se per certi versi mi sembra di non cercarne più come prima, di tenere sotto controllo questa mia 'fame', mi sorprendo in gesti, inconsci ma espliciti, di appagamento...come leggere avidamente il mio 2009!

La vita è troppo breve, penso a volte. Eppure all'interno della vita di ognuno di noi accadono un'infinità di cose, siamo portati a fare troppe scelte, rincorriamo mille desideri e risolviamo milioni di problemi. Godiamo di tante cose e nel giro di poco tempo, se ci voltiamo indietro, notiamo esterrefatti che sono cambiate tante cose, quasi tutto radicalmente, come fossero passate due o tre vite. Qualcuno infatti, raccontando del prorpio passato, parla della sua vecchia vita.
Ma la vita ci sembra sempre breve e limitata. Forse il tempo accelera e frena quando piace a lui, tirandoci brutti scherzi e prendendosi gioco di noi.
...si è portati a credere che la vita sia
un pozzo inesauribile. Però tutto accade solo
un certo numero di volte, un numero minimo
di volte. Quante volte vi ricorderete di un certo
pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio
che è così profondamente parte di voi che senza
neanche riuscireste a concepire la vostra vita.
Forse altre quattro o cinque volte,
forse nemmeno. Quante altre volte guarderete
levarsi la luna. Forse venti… eppure tutto sembra
senza limite.
Paul Bowles - Il tè nel deserto

Il signor Hesse diceva che 'viaggiare deve comportare il sacrificio di un programma ordinario a favore del caso, la rinuncia del quotidiano per lo straordinario, deve essere strutturazione assolutamente personale alle nostre convinzioni'.
E' dunque con questa convinzione che voglio viver oggi, senza farmi immobilizzare dalla paura, facendomi coraggio con questo 'mantra':
Sole, brilla adesso dentro al cuore,
vento, porta via da me fatiche e cure!
Gioia più profonda non conosco sulla terra,
che l'essere per via nell'ampia vastità.
Verso la pianura inizio il mio cammino,
sole mi fiammeggi, acqua mi rinfreschi;
per sentire la vita della nostra terra
apro tutti i sensi in festa.
Mi mostrerà ogni giorno nuovo,
fratelli nuovi e nuovi amici,
finché senza dolore ogni forza loderò,
e di ogni stella sarò ospite e amico.
Hermann Hesse da La felicità, versi e pensieri

Cammino, cammino a lungo... Cammino senza voltarmi indietro, forse per mancanza di tempo, o forse per paura. Cammino così a lungo e così tenacemente, testardamente, che non mi accorgo d'esser andata così lontano... d'aver fatto così tanto strada.
Mi accordo d'aver percorso un così lungo cammino quando sulla mia strada incontro qualcuno che è appena partito e che, in preda a tanti dubbi, mi chiede se per caso io non abbia voglia di tornare indietro. Sto per rispondergli come se mi avesse fatto la domanda più semplice del mondo... ma poi mi blocco e mi accorgo che non mi sono mai fatta questa domanda, che non mi sono mai fermata. Che cammino da tempo allontanandomi da tutte le mie certezze senza titubanza. Sono un bambino che nuota senza paura verso il largo senza domandarsi se l'acqua sia troppo alta. Appoggio i piedi per toccare il fondo, la mia certezza, e piombo sotto l'acqua: non tocco più.
Già, mi chiedo 'ho voglia di tornare indietro?'. Allora mi volto e cerco la sponda dalla quale son partita, e non la vedo più. Aguzzo la vista, e lei è lì ma coperta dalla coltre di nebbia e sta sparendo dietro l'orizzonte.
Non tornerei indietro, son sicura. Ma questo non toglie che il fatto di trovarmi ormai così lontana e non essermi accorta che camminavo così veloce mi abbia in qualche modo turbata. E' possibile che non mi sia mai voltata?
Quella robusta corda che mi legava alla sponda ora è sfilacciata. Restano solo delle flebili trame, e mi spiace...
Non ho toccato ancora l'altra riva, e forse non la vedo ancora, e già quella di partenza l'ho persa di vista.
I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero.
La memoria, nell'affievolirsi, li allenta; e, nonostante l'illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli.
L'uomo è l'essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mentisce.
(M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto)
